Antica civiltà atlantica e ruolo dei Shardana-Tirreni

Sardegna

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    Antica civiltà atlantica e ruolo dei Shardana-Tirreni

    15.00

    L’autore ha creduto opportuno rimarcare il suo pensiero sull’origine della civiltà in senso assoluto utilizzando i reperti che gli scavi archeologici ci hanno consegnato e rifacendosi alla storia non scritta, cioè al mito. Fattore rilevante da lui osservato è come vi siano segni di civiltà che risalgono a 25.000 anni prima di Cristo nell’Europa Occidentale e non in altre parti del mondo. Almeno per quanto si sa fino ad oggi. Ciò che lo ha colpito è che sembra esserci una frattura fra il periodo medio del Paleolitico superiore e il Neolitico che vediamo poi esplodere in tutto il globo.

    Brossura, 15 x 21 cm. pag. 159

    Stampato nel 2007 da PTM Editrice

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    Aspetti del futurismo in Italia e in Sardegna

    12.50

    A debita distanza dalle iniziative che hanno celebrato il Futurismo un secolo dopo la sua nascita (1909-2009), questa raccolta di scritti, rivolta in particolare ai giovani studenti di storia dell’arte contemporanea, fornisce alcuni utili strumenti per comprendere la straordinaria portata dell’azione che Marinetti e compagni svolsero per il rinnovamento della cultura italiana. Prima e unica avanguardia nazionale, investendo ogni settore della creatività e attraverso abili strategie di propaganda e di comunicazione, il grido futurista si è diffuso per oltre un trentennio. Con un sogno ultimo: ricostruire l’Universo, Sardegna compresa. Presentazione di Massimo Arcangeli; contributi di Alessandra Cuccu, Miranda Mucelli, Andrea Sale. Sui volumi editi da Aracne Edizioni e’ applicato un rimborso delle spese di reperimento.

    Brossura, 17 x 24 cm. pag. 174

    Stampato nel 2011 da Aracne

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    Autunno in Sardegna

    14.00

    Ernst Junger

    Il volume raccoglie tre testi, “San Pietro”, “Serpentara” e “Autunno in Sardegna”, uniti da un filo rosso agli scritti dedicati alla Prima guerra mondiale che hanno reso famoso Ernst Jünger. Egli approda in Sardegna animato da quella stessa volontà di rinnovarsi interiormente tramite la fuga da una civiltà moderna “lontana dalla terra” che lo aveva condotto sui campi di battaglia. Certo, Jünger è un testimone del suo tempo troppo lucido per non accorgersi che la Sardegna è un microcosmo arcaico prossimo al tramonto, in cui si vanno già moltiplicando i segni della modernità e dunque dell’“annessione alla tecnica planetaria”. Tuttavia, l’Isola offre ancora la possibilità di aprirsi un varco verso la pienezza di vita della natura

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    Aviazione – Luftwaffe in Sardegna

    49.00

    La Luftwaffe fu presente in Sardegna con i sui reparti dal 1941 al 1943, se non si contano due solitari velivoli che presero terra il 19 luglio 1940. In base a inedite ricerche di archivio, comprendenti parte della documentazione prodotta dall’Intelligence di parte avversa, questo libro svela un tema poco noto fra gli studi relativi all’attività operativa in Italia dei reparti della Luftwaffe. Dopo un esame della fase iniziale del 1941 e 1942, il testo analizza e approfondisce le vicende che coinvolsero i reparti nel 1943: attività offensiva e ricognizione strategica, difesa aerea e combattimenti con l’aviazione nemica, impiego dei reparti da trasporto; e offre inoltre uno sguardo agli aspetti più territoriali come l’allestimento del sistema radar costiero e dei collegamenti radio e la ricerca di nuove aree da destinare a campi di volo più sicuri. Il volume, completato da oltre duecento immagini, è arricchito dalle memorie di alcuni veterani, da documenti di fonte tedesca e americana, da mappe, grafici e tabelle.

    Brossura 24 x 22 cm. pag. 190 con molte foto e cartine b/n

    Stampato nel 2010 da Alisea

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    Aviazione in Sardegna1784-1915. aerostati, dirigibili, aeroplani

    39.00

    Dino Sanna

    Chi avrebbe detto che appena un anno dopo la prima ascensione aerostatica del Montgolfier – siamo nel 1783 – nella lontana tormentata Sardegna se ne sarebbe discusso con scienza e competenza, fino a proporne un modello più avanzato? Mentre in Europa quasi nessuno sapeva che l’aeroplano dei fratelli Wright aveva spiccato il volo, un marchingegno “più pesante dell’aria” tentava di decollare alle porte di Cagliari. E, nell’Ottocento, un sardo aveva suscitato l’interesse dei parigini riuscendo a volare sulla Senna con una macchina segreta, prodigiosa, forse un elicottero, il primo mai realizzato! Il libro di Dino Sanna Corti, frutto di una lunga ricerca qui ben documentata, racconta come questi e altri avvenimenti semisconosciuti si svolsero realmente, collocandoli nella più vasta cornice internazionale entro la quale essi si produssero.

    Brossura, 21 x 29 cm. pag.  190 con varie foto e illustrazioni b/n

    Stampato nel 2001 da Edizioni della Torre

    Condizioni del libro: nuovo

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    Caccia grossa – Scene e figure del banditismo sardo

    10.00

    Fin dal titolo, Caccia grossa – opera di un ufficiale toscano inviato in Sardegna per combattere il banditismo – si propone come libello polemico, nonostante l’autore cerchi di dissimulare la sua decisa scelta di parte, per la giustizia e contro le connivenze di un sistema sociale che del “bandito” ha fatto il proprio eroe. Edito nel 1914, questo libro trasmette ancora oggi quella carica provocatoria che già aveva suscitato violente critiche al primo apparire. Le modalità di caccia ai banditi, ricordano, per molti versi, quelle adottate dalle forze occidentali in molte occasioni nei cosidetti conflitti di contro-insorgenza.

    Rilegato, 13 x 17,5 cm. pag. 198

    Stampato nel 2021 da Il Maestrale

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    Coltelli di Sardegna. Simboli d’identità

    49.00

    AA.VV.

    Un racconto sul coltello di Sardegna da sempre oggetto del desiderio divenuto simbolo di identità e appartenenza, oggi trionfo di forma, estetica e funzionalità. La ricca documentazione testuale e iconografica ripercorre la storia del coltello sardo fino ai nostri giorni: dalle punte di selce e ossidiana alle leppas e alle resorzas che hanno messo alla prova l’abilità tecnica di chi li progettava e realizzava, sollecitando il gusto degli artigiani oggi capaci di creare opere straordinarie per bellezza formale e decorativa. I saggi contenuti nel volume chiariscono alcuni aspetti storici e antropologici per aprire nuovi e affascinanti sentieri tutti da esplorare: svelano le origini iberiche del coltello a serramanico sardo, riscoprono antichi modelli di lame e avanzano ipotesi sulle vere origini della pattadesa.

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    Dalla scura terra (Romanzo)

    16.50

    Irlanda, in un prossimo futuro. Alcuni ricercatori si concentrano su un ritrovamento archeologico molto inusuale. Due corpi avvinghiati nella morte, sprofondati nella torba. Che segreto nasconde il loro decesso? Perché qualcuno si interessa così da vicino ed in modo estremamente pericoloso agli studi che la dottoressa O’Connor effettua sulle mummie? Ai suoi occhi si apre un mondo affascinante, sconosciuto, che un giovane archeologo italiano, volato fino a Dublino, cerca di decifrare, anche con l’aiuto della collega irlandese. Scopriranno a loro spese che il passato, a volte, non è solo materia per bonari studiosi. Scopriranno le tracce di Olai e dei suoi guerrieri Sherdna, venuti dal mare in cerca dello stagno, per forgiare le loro temibili armi, ed approdati laddove una popolazione locale, guidata da una affascinante sacerdotessa della Grande Madre, cerca di difendersi dai terribili demoni Fomor…

    Brossura, 14 x 21 cm. pag. 318

    Stampato nel 2010 da Arkaida Editore

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    Eroi sardi

    18.00

    Grazietta Licheri

    Il libro di Grazietta Licheri “Eroi Sardi” – che fa parte delle 540 opere comprese nel catalogo delle edizioni rare, antiche e di pregio della biblioteca regionale, includente le più significative pubblicazioni edite in Sardegna dal 1831 al 1946, e ora ristampato in anastatica – è un genuino attestato di massima considerazione, stima e rispetto, per tutti i sardi che si distinsero sui campi di battaglia della guerra “… de su Bindighi”. Un tangibile atto di riconoscenza per coloro che lasciarono la Sardegna e andarono a combattere senza sovente sapere neanche il perché, consapevoli loro malgrado di dover adempiere ad un obbligo nei confronti dello Stato italiano, per difendere tutto ciò che era rappresentato dall’altisonante parola “Patria”.

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    I forti piemontesi in Sardegna

    75.00

    Questo volume analizza il tema delle fortificazioni difensive realizzate dai Savoia in Sardegna tra il 1720 e i primi anni del 1800. Lo studio segue un percorso che partendo da Cagliari segue la costa in senso orario, giungendo successivamente a Sant’Antioco, Carloforte, Alghero, Castelsardo per terminare con l’arcipelago di La Maddalena. Per ogni forte è stata realizzata un’accurata scheda che ne fornisce la localizzazione, le vie di accesso, lo stato conservativo. Sin dalle prime relazioni e ricognizioni di Luogotenenti piemontesi risutò evidente che la Sardegna era completamente sguarnita sotto l’aspetto militare e quindi indifesa da eventuali assalti corsari e da mire espansionistiche di potenze straniere. Gli spagnoli tra l’altro abbandonando l’isola, avevano portato via tutto quanto era trasportabile e militarmente utilizzabile. L’iconografia e di buon livello in particolare la riproduzione della cartografia antica.

    Rilegato con sovracopertina, 25,5 x 31,5 cm. pag. 261 con circa 228 illustrazioni e foto a colori

    Stampato nel 2003 Da Carlo Delfino

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    I sardi a Salò

    20.00

    Angelo Abis

    Non è certo un caso che quasi tutti i sardi che ebbero un qualche ruolo nella R.S.I., da Barracu a Sulis, da Ugo Manunta a Stanis Ruinas, da Luigi Contu a Vincenzo Lai, si ritrovarono in quel vasto schieramento politico e culturale che alla critica più che radicale al cosiddetto “fascismo-regime”, autoritario, conservatore e illiberale, univa la richiesta della libertà di stampa, del pluralismo partitico, l’indizione di una costituente e la socializzazione dell’economia. Come non è certo un caso se Barracu poteva dire alla radio, parlando ai sardi: “…La Sardegna avrà, in base al nuovo ordinamento, l’autonomia necessaria che la sua configurazione, la sua posizione geografica e il suo passato, le hanno dato il diritto di sognare e di avere”. A Salò il segno di riconoscimento dei sardi era la lingua sarda. Questo faceva premio su qualunque altro fattore e imponeva una solidarietà e quasi una parentela che andava ben oltre le differenze politiche o ideologiche.

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    I sardi della Brigata Reggio. Storia del 46° Reggimento Fanteria nella guerra del 1915-1918

    24.00

    Nicola Oliva

    Durante la guerra del 1915-1918 furono diverse le unità del Regio Esercito in cui gli effetti di un reclutamento «semi-territoriale» furono evidenti. Tra gli esempi più importanti rientra la Brigata Reggio, che attinse i propri uomini prevalentemente dai distretti militari sardi. Le sue vicende belliche, svoltesi perlopiù in un settore considerato d’importanza “secondaria”, quello dolomitico, sono state piuttosto trascurate dalla storiografia. Tutto ciò ha contribuito alla relegazione dell’unità sarda in uno sfondo indistinto della memoria collettiva isolana, relegazione accentuata da una massiccia opera di propaganda che esaltò le virtù della Brigata Sassari (diretta filiazione della Reggio), diventata soggetto unico nella narrazione del coinvolgimento dei sardi nella Grande Guerra. Nonostante la più volte rimarcata «straordinarietà» dei combattenti sardi, la Reggio non ebbe particolare visibilità, anzi, fu considerata alla stregua di qualsiasi altra brigata. Il suo impiego si ebbe soprattutto in impervie zone d’alta quota, con condizioni climatiche proibitive, a cui si aggiunse la tenace resistenza avversaria. Una situazione simile causò perdite piuttosto elevate. Malgrado le difficoltà notevoli, non mancarono episodi di valore sia umano, sia militare, così come le manifestazioni più tipiche di debolezza, talvolta pienamente comprensibili in tale contesto. Si è cercato qui di ripercorrere le vicende vissute dai Reggimenti «Bianco-verdi», in particolare del 46°, caratterizzate da tanti episodi che, con luci e ombre, sono parte integrante della storia della Sardegna.

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    Il codice della vendetta barbaricina

    10.00

    Partendo da una preparazione sociologica e giuridica e sulla base di indagini sul campo finalizzate allo studio del meccanismo della vendetta, Pigliaru riformula un vero e proprio “Codice della vendetta”. Le norme di comportamento della società pastorale barbaricina, i suoi imperativi, vengono tradotti nel linguaggio giuridico proprio dei codici scritti. Lo studio illustra così quanto le leggi elaborate nell’ambito di una lunga tradizione orale, ispirate alla necessità di regolare la convivenza sociale, non manchino della stessa tensione giuridica che appartiene agli ordinamenti della civiltà colta.

    Brossuara 11,5 x 16,5 cm. pag. 298

    Stampato nel 2016 da Il Maestrale

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    Il mare addosso – L’isola che fu Atlantide e poi divenne Sardegna

    17.00

    Atlantide, isola del mito, invenzione di Platone o realtà? La storia del mondo e dell’umanità è quella che abbiamo studiato nei libri di scuola? Le narrazioni sul diluvio universale, comuni a tanti popoli, sono solo una strana coincidenza oppure vi è un fondo di verità? Per quali ragioni gli storici continuano a difendere teorie che stanno mostrando tutta la loro fragilità? Nuove scoperte, avvenute soprattutto negli ultimi anni, stanno portando alla luce una realtà assai diversa rispetto a quella che vorrebbe la nascita della civiltà in Medio Oriente. Grazie all’appassionato lavoro di un team di ricercatori, proprio in Sardegna, a partire dal 2013, sono state rinvenute le tracce di un evento finora solo ipotizzato: la caduta di meteoriti nel Mediterraneo. E proprio a questo evento catastrofico si dovrebbe imputare il violento megatsunami che avrebbe distrutto la civiltà intorno al 9700 a.C., data in cui Platone colloca la fine di Atlantide. Un’isola a occidente dell’Egitto. Un’isola che sembra essere proprio la Sardegna. Con dovizia di particolari, testimonianze archeologiche e scientifiche, gli autori delineano uno scenario che cambia per sempre il volto della storia.

    Brossura, 14 x 21 cm. pag. 208 illustrato con foto a colori

    Stampato nel 2016 da Arkadia

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    Il nuovo Statuto speciale per la Nazione sarda – Sa Carta de Logu noa pro sa Natzione sarda

    5.00

    Nel sessantesimo anniversario dello “Statuto speciale della Sardegna” (L.Cost. 26 febbraio 1948 n° 3) e dopo più di un anno di lavoro, viene proposto un nuovo Statuto speciale. La proposta, elaborata dal Comitato “Firma per la tua Sardegna”, è il risultato di oltre 350 ore di riunioni plenarie. Il Comitato promotore ha sentito esperti, rappresentanti delle più diverse categorie sociali, organizzato presentazioni e convegni, prodotto elaborati per la discussione e consultato documenti anche di carattere internazionale. Scopo finale del lavori è la presentazione di una legge d´iniziativa popolare. La proposta per una “Carta de Logu noa” viene qui presentata in forma commentata per illustrare le motivazioni a sostegno delle scelte del Comitato tecnico-scientifico.

    Brossura, 17 x 24 cm. pag 88

    Stampato nel 2009 da Condaghes

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    Il popolo di bronzo

    30.00

    Il volume presenta un inedito lavoro di ricerca che attraverso un’attenta analisi dei bronzetti sardi svela particolari finora passati inosservati. I primi due capitoli illustranoi possibili colori utilizzabili dai nuragici nell’età del bronzo. La seconda parte, in 100 schede, descrive minuziosamente con testo ed illustrazioni dettagliate, abiti, copricapi, elmi, archi, spade, scudi ed ogni sorta di attrezzo scolpito nelle statuette.

    Brossura, pag. 254 interamente illustrate con foto e disegni b/n

    Stampato nel 2005 da Condaghes

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    L’ ultima frontiera dell’onore – I sardi a Salò

    15.00

    Furono diecimila i sardi che aderirono alla Repubblica di Salò (Rsi). Un numero consistente e ben superiore ai sardi che confluirono nella Resistenza. In gran parte militari, di quei 60-70 mila che all’indomani dell’8 settembre si ritrovarono di fronte alla drammatica scelta: aderire alla Rsi o finire nei campi di concentramento tedeschi. Molti erano sbandati sui vari fronti di guerra, soprattutto nei Balcani, o nella penisola. Chi non veniva subito catturato dai tedeschi doveva decidere se darsi alla macchia tentando di unirsi ai partigiani oppure far parte del nuovo esercito fascista. Numerosi arrivarono in qualche modo a Civitavecchia per cercare di rientrare in Sardegna dove i tedeschi si stavano ritirando senza combattere, ma non trovarono possibilità di imbarcarsi. Oltre ai militari si conta qualche migliaio di civili al Nord impiegati nell’amministrazione pubblica e che costretti o per propria decisione si arruolarono nella repubblica sociale. Non vi è dubbio che da un punto di vista quantitativo la partecipazione dei sardi al fascismo repubblicano fu rilevante. Ma ciò che desta sorpresa è la presenza qualitativa: a scegliere Salò furono il più grande musicista sardo del Novecento, Ennio Porrino, e il maggiore pittore, Giuseppe Biasi, morto tragicamente. E poi intellettuali, giornalisti, sindacalisti e militari di prestigio quali il generale Giuseppe Solinas. Comandante della divisione Granatieri di Sardegna dopo l’armistizio Solinas non solo non si defila, ma organizza la difesa di Roma contro i tedeschi. Dopo la fuga del re decide di stare con ciò che resta delle istituzioni e va con la Rsi.

    Brossura, 13,5 x 21 cm. pag. 183

    Stampato nel 2009 da Doramarkus

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    L’avventura sarda di Re Enzo von Hohenstaufen. Cavalieri teutonici e cavalieri templari nella Sardegna medievale

    10.00

    Massimo Falchi Delitala

    Nel contrasto fra Chiesa e Impero vennero coinvolti anche gli Ordini templare e teutonico: mentre il primo rimaneva un fidato alleato della Curia pontificia, nel XII e XIII secolo quello teutonico aveva preso parte, diventandone attore non secondario – specie in riferimento alla strategia imperiale in Italia -, nel conflitto tra il predominio politico del papato e quello dell’impero. In questo contesto l’Ordine teutonico si era inoltre inserito nelle vicende dinastiche dei giudicati sardi, sostenendo, anche militarmente, la politica antipapale di Federico II che, nominando il proprio figlio naturale Enzo quale re di Sardegna, intendeva riportare l’Isola nell’alveo imperiale. Iniziativa con evidente risvolto politico che collideva con le mire e gli interessi del papato, e che perciò non poteva lasciare indifferenti o neutrali i templari, che di questo erano considerati il braccio armato. Inoltre, durante il medioevo, nell’Isola esistevano quattro stati nazionali (giudicati), retti da un sovrano non necessariamente ereditario (giudice): la peculiare conformazione istituzionale di questi stati imponeva perciò forme peculiari di presenza nell’Isola di re Enzo e dei teutonici del suo seguito. Per questo motivo i templari non potevano, a loro volta, che assecondare gli interessi pontifici volti a estendere l’influenza del papato sull’Isola, entrando in contrasto con quelli filo imperiali dei teutonici che, viceversa assicuravano il loro sostegno al giovane re Enzo von Hohenstaufen.

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    La battaglia di Cornus (Romanzo)

    18.00

    Nell´aspro e lungo contrasto fra le due grandi città del Mediterraneo antico – Roma e Cartagine – la Sardegna divenne terra di contesa. La prospettiva di una prolungata schiavitù non si confaceva con l´animo insofferente dei sardi. In piena Seconda Guerra Punica, Ampsicora seppe unire i focolai di sommossa in un unico esercito e stringere alleanza con la potente rivale di Roma. La trama si evolve tra gli ambienti delle città costiere di Cornus e Tharros, la metropoli nord-africana, il deserto del Maghreb e i riti ancestrali di una Sardegna post nuragica, in una successione di sorprendenti colpi di scena. Le premonizioni di una maga, l´aggrovigliarsi delle passioni dei personaggi e i sottili intrighi di spie fanno da sfondo alle gesta eroiche di un popolo che tenta di liberarsi dal suo stato di sottomissione. Il racconto ci fa rivivere l´epopea di una narrazione epica, diventata leggenda con la misteriosa quanto incomprensibile morte del suo protagonista, che attinge con dovizia di particolari da una documentazione storica precisa.

    Rilegato, 15,5 x 22 cm. pag. 207

    Stampato nel 2012 da Condaghes

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    La difesa costiera del Regno di Sardegna dal XVI al XIX secolo

    35.00

    Il volume, che segue quello relativo al Regno di Napoli, è dedicato all’esame dell’organizzazione difensiva costiera della Sardegna che, nel XV Secolo, appariva desertica e malarica, essendo la popolazione concentrata nei principali centri abitati, situati per la maggior parte nelle zone montagnose, più facilmente difendibili e lasciando le poche aree fertili, quasi tutte costiere, abbandonate a causa delle frequenti incursioni corsare.

    Rilegato, 22 x 30 cm. pag. 356 con circa 139 tra foto a colori e disegni

    Stampato nel 1992 da Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito

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    La Grande Madre. Meditazioni mediterranee

    15.00

    Ernst Junger

    Tornato in Sardegna nel giugno del 1955, Ernst Jünger espresse gratitudine nei confronti della sua “seconda grande madre, il Mediterraneo”. “Io e Terra – Madre e Figlio”: con queste parole si può riassumere lo spirito tellurico che anima le annotazioni diaristiche sui suoi itinerari nel Mediterraneo, offerte per la prima volta al lettore italiano e gremite di epifanie che mostrano che “ovunque la terra è sacra, ovunque è un sepolcro, ovunque è un luogo di resurrezione”. Di qui anche l’inquietudine crescente suscitata dall’hybris distruttiva dell’uomo moderno nei confronti degli ecosistemi.

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    La guerra di Sardegna e di Sicilia 1717-1720 – Gli eserciti contrapposti: Savoia Spagna Austria

    29.00

    Nella trattazione, in tre parti, delle vicende che ebbero luogo nelle isole di Sardegna e di Sicilia tra il 1717 ed il 1720 si presenterà lo svolgersi delle operazioni militari che videro contrapposti l’esercito e la marina spagnola e quelli austriaci e sabaudi e un’analisi delle forze militari impiegate. Filippo V Borbone, Re di Spagna, non si era rassegnato alla situazione che si creata alla fine della guerra per la successione spagnola, che aveva visto l’occupazione da parte degli austriaci dei possedimenti spagnoli in Italia (Milano, Sardegna, Regno di Napoli e quello di Sicilia ceduto a Vittorio Amedeo II di Savoia) e, alla prima occasione (l’impero austriaco era impegnato in una durissima guerra contro i Turchi) inviò un fortissimo corpo di spedizione, che occupò un dopo l’altra la Sardegna e la Sicilia. Le potenze garanti dei trattati di pace del 1714 e dell’assetto che ne era conseguito (in primis la Gran Bretagna e la Francia) reagirono. La Gran Bretagna inviò una potente flotta nel Mediterraneo, che ribaltò il rapporto di forze e praticamente impedì che l’esercito spagnolo nelle due isole potesse ricevere soccorsi.

    Brossura, 20 x 25,5 cm. pag. 100 riccamente illustrato con tavole a colori

    Stampato nel 2017 da Soldiershop

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    La Guerra di Sardegna e di Sicilia 1717-1720 Vol 3/1 – Gli eserciti contrapposti

    29.00

    GianCarlo Boeri – Giacomone Piana

    Questo terzo volume della Guerra di Sardegna e di Sicilia (1717-1720) si incentra sulla partecipazione al conflitto dell’esercito austriaco, il quale era allora ben diverso dall’efficiente organismo multinazionale che divenne in seguito. L’esercito di questo periodo è sempre stato trattato di sfuggita, dando l’impressione che strutture e uniformi fossero simili a quelle dell’epoca di Maria Teresa. Invece erano assai diverse. Al tempo di Carlo VI l’apparato militare asburgico presentava molte lacune, che le vittorie conseguite grazie al genio del principe Eugenio non devono far dimenticare: in Sicilia Eugenio non c’era e i difetti dell’apparato apparvero in piena evidenza. Non sarebbe corretto chiamare “austriache” le forze militari asburgiche prima del 1806, quando Francesco II cessò di essere “Imperatore Romano” per diventare “Imperatore d’Austria” col titolo di Francesco I. Ma “austriaco” era fin da allora indicato l’esercito di Carlo VI nel suo complesso, evitando di dover sempre distinguere tra l’esercito “imperiale” (traduzione italiana di kaiserlich, alla lettera “cesareo”) e gli eserciti “reali” degli stati già appartenenti al ramo spagnolo della dinastia.

    Brossura, 20 x 25,5 cm. pag. 90 con varie illustrazioni a colori

    Stampato nel 2019 da Soldiershop

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    La Guerra di Sardegna e di Sicilia 1717-1720 Vol. 3/2 – Gli eserciti contrapposti

    29.00

    Questo terzo volume della Guerra di Sardegna e di Sicilia (1717-1720) si incentra sulla partecipazione al conflitto dell’esercito austriaco-imperiale al tempo di Carlo VI. Nel 1° tomo è stato esaminato l’apparato militare asburgico e le vicende legate allo solgersi delle operazioni militari.Fonti d’archivio e periodici contemporaneiI riferimenti archivistici riguardano quasi tutti gli eserciti “reali”, i reggimenti provenienti dalla penisola iberica e la marina napoletana; su altri aspetti dell’esercito austriaco dell’epoca, in particolare riguardo la storia dei suoi reggimenti, le uniformi e le bandiere, è stato pubblicato parecchio, permettendo di prescindere, almeno in questa sede, dall’uso di materiale d’archivio.

    Brossura, 20 x 25,5 cm. pag. 96 con varie illustrazioni a colori

    Stampato nel 2019 da Soldiershop

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    La monetazione cartaginese in Sardegna. Emissione e circolazione (375-216 a.C.)

    50.00

    Giuseppe Lulliri

    Gli studi sulla monetazione cartaginese coniata e circolata in Sardegna hanno inizio alla fine degli anni Novanta del secolo scorso. La quantità e soprattutto l’ottima qualità delle monete catalogate rende questo volume di notevole importanza, sia per quanto riguarda la monetazione cartaginese circolata in Sardegna, sia per quanto concerne la massa monetaria coniata nell’isola durante l’occupazione punica. Sono oltre 600 le monete qui catalogate – tra cui centinaia di interessanti e rarissime varianti inedite e decine di tipologie altrettanto inedite – minuziosamente descritte e illustrate e con l’indicazione di diametro e grado di rarità per ogni singola tipologia.

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    La Sardegna nella Grande Guerra

    49.00

    È nota la fondamentale importanza che la Grande Guerra ha avuto nella storia della Sardegna contemporanea, in primo luogo per il grande tributo di sangue e di mobilitati offerto dall’Isola alla causa nazionale: sui 870.000 abitanti che annoverava allora l’Isola, i mobilitati furono 98.142, ossia il 12% circa della popolazione complessiva, mentre i caduti e i dispersi furono circa 18.000, oltre il 17% dei richiamati e il 2% dell’intera popolazione. Al di là del grande tributo di sangue, non meno significative furono le conseguenze politiche, culturali e identitarie che la Grande Guerra determinò nella coscienza collettiva del popolo sardo. Il dopoguerra, anche in virtù delle gesta eroiche dei suoi soldati, in particolare dei fanti della Brigata Sassari, segnò in modo irreversibile la coscienza identitaria sarda. La partecipazione alla guerra aveva consolidato la maturazione di una profonda coscienza autonomistica nei confronti dello Stato centralizzato, che si era comportato nei confronti della Sardegna come colonizzatore. Tale coscienza, che il ventennio fascista non riuscì a scalfire, rivive nello Stato repubblicano come patrimonio condiviso di tutte le forze politiche. La coscienza autonomistica maturata nella Grande Guerra dalle masse contadine che avevano partecipato al conflitto costituisce il filo rosso della storia della Sardegna contemporanea, nel cui alveo la cultura identitaria e la politica regionale continuano a muoversi ancora oggi.

    Brossura, 16,5 x 24 cm. pag. 706

    Stampato nel 2020 da Gaspari

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    La Sardegna nuragica

    20.00

    In Sardegna è durata più di 200 anni ­ anche con i suoi risvolti umoristici ­ la diatriba circa la “funzione” o “destinazione” dei nuraghi. Che cos’erano questi antichi monumenti sardi, che hanno dato il nome alla civiltà nuragica, la quale è stata la prima “civiltà” dell’Italia? Templi, tombe, abitazioni, torri di segnalazione, fortezze, case fortificate, forni fusori, edifici trionfali, edifici per evitare le zanzare? Pubblicato per la prima volta nel 1977 dal professor Massimo Pittau dell’Università di sassari, il presente volume rimane a distanza di anni, uno dei più completi sull’argomento.

    Brossura, 15 x 21 cm. pag. 303 con circa 141 illustrazioni e foto b/n

    Stampato nel 2013 da Edizioni della Torre

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    La Sardegna preistorica e il Mediterraneo antico

    28.00

    Nell’arco di 10.000 anni, un’umanità complessa pose piede nell’isola in tempi diversi, attirata dalle terre incontaminate e dalla richezza dei depositi del sottossuolo: ossidiana e materiali metalliferi. Eerano popoli di varia provenienza e con aspetto dissimile: dai dolicocefali con cranio ovoidale ai brachicefali, dalla testa tonda. Eppure seppero integrarsi per sviluppare una civiltà tutta particolare, caratterizzata dalla capacità straordinaria di costruire torri per gli usi più svariati. Ma era anche una società mediterranea a pieno titolo; ospitava, respingeva o subiva le “genti del mare” cui apparteneva anc’essa in parte. Dopo un lungo periodo di gloria durante il quale partecipò alle vicende dei popoli mediterranei, inponendo la propria talassocrazia, i tempi cambiarono, e l’insularità rese difficoltosa la creazione di alleanze per fronteggiare i potentati militari che salivano alla ribalta. Alla fine del 2° millennio a.C. inizia l’Eta del Ferro e il declino dell’isola. Dopo un’altro mezzo millennuio parte dei suoi abitanti si adattarono al nuovo mondo, altri, si chiusero in loro imbarbarendosi conservando però, antiche virtù umane, scordate dagli uomini moderni.

    Brossura 17 x 24 cm. pag. 414 con molte cartine ed alcune illustrazioni b/n

    Stampato nel 2007 daGrafica del Parteolla

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    La vera storia della bandiera dei sardi

    18.00

    Questo libro cerca di fare chiarezza sulle vicende e le vicessitudini della bandiera dei sardi, ma sopratutto ofre una visione globale su 1000 anni di storia sarda e mediterranea. Leggere il libro significa avventurarsi alla scoperta delle pieghe della coscienza collettiva dei sardi, scandagliarne lacerazioni e conflitti, contradizioni e paradossi e potenzialità latenti. Il lettore non sardo vi troverà una sardegna fuori dagli schemi, il lettore sardo vi troverà se stesso messo in causa e in gioco. Di questo si parla indagando su simboli e bandiere: delle forme di appartenenza a un qualcosa di specifico, a cio che si sente di credere e di essere ed alle identificazioni che ispirano le azioni dei sardi.

    Brossura 15 x 21 cm. pag.224 + 32 foto b/n e colori fuori testo

    Stampato nel 2007 da Condaghes

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    Lo sbarco che mai avvenne. Il sistema fortificato di Alghero e Porto Ferro nella Seconda Guerra Mondiale

    19.50

    Rolando Galligani – Mauro Almaviva

    Nella primavera avanzata del 1943 gli italiani e i tedeschi si aspettavano imminente, grazie anche ad una “soffiata” dei servizi segreti germanici, un’invasione della Sardegna da parte degli eserciti alleati anglo-americani. Lo sbarco sull’isola era stato a lungo contemplato e pianificato accuratamente e solo nella conferenza di Casablanca del gennaio 1943 gli Alleati, con una decisione più politica che militare, decisero di volgersi verso la Sicilia. E la zona di Alghero poteva essere uno degli obbiettivi prioritari per un’eventuale invasione. Tramite l’accurato esame di documenti storici e di testimonianze, sono analizzati, oltre alle ragioni del conflitto, il processo di costruzione del complesso sistema di fortificazione antisbarco nell’area di Alghero e vari episodi bellici sull’isola nel 1941 e nel 1943. Sono presi in esame gli armamenti dislocati nel territorio e quelli in dotazione ai soldati, i campi minati e le esercitazioni per contenere l’ansia dell’attesa scrutando sempre l’orizzonte. Il sistema di fortini di Alghero e Porto Ferro, unico per dimensioni e unico in Italia rimasto ancora intatto con i suoi 30 Km di 667 manufatti in pietra e cemento armato, andrebbe conservato e tramandato perché quelle pietre e quel cemento ci raccontano le storie, le paure, le ansie di uomini che qui stazionarono in una spasmodica attesa di uno sbarco che mai avvenne.

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    Lo scudo del Danur – Il popolo delle torri. Libro primo (Romanzo)

    20.00

    Sotto una pioggia scrosciante, in una notte fredda e buia scossa dai lampi e dai fulmini, alle pendici del santuario di Sher-Os nasce l’ultima Figlia della Grande Luna. Nelle Terre dei Libbu e ai confini del Regno della Sabbia, giovani combattenti imparano l’arte della guerra. Nure ha uno iuke crudele che porterà solo sangue e lacrime, suo figlio dovrà scappare dalla sua follia e la Dea gli mostrerà il cammino del Lupo. Il destino condurrà i guerrieri sulle rive del Rhodan, dove gli sherdan hanno subito un’offesa. C’è tempo per la vendetta e, sull’Isola, nessuno dimentica. “Lo Scudo del Danur” è il primo volume di una trilogia di ambientazione preistorica che racconta le gesta del Popolo delle Torri.

    Rilegato, 16 x 21,5 cm. pag. 302

    Stampato nel 2015 da Condaghes

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    Nuraghi

    15.00

    Ultimo lavoro di Demetrio Piras sui Nuraghi, simbolo della Sardegna. Queste antiche quanto misteriose costruzioni che popolano le campagne dell’isola (si calcola che siano circa 7000) testimoniano il passaggio della Civiltà dei Sardi, sviluppatasi tra il secondo e il primo millennio a.C.. Sulla funzione dei nuraghi solo ipotesi: forse templi di culto consacrati al dio Sole, forse sedi dei capi villaggio, forse fortini per custodirvi i beni più preziosi, forse prigioni, torri di osservazione, estremi baluardi difensivi in occasione di attacchi o invasioni; non manca nemmeno chi li collega allo studio dell’astronomia. Comunque, non vi è dubbio che il nuraghe sia stato l’entita aggregativa urbana più importante delle collettività del tempo. Numerose le leggende nate fino al secolo scorso, spesso indicati come rifugi di banditi, o luoghi di riunioni segrete e persino di incontri amorosi.

    Brossura, 17 x 24 cm. pag. 159 completamente illustrato con circa 298 foto a colori

    Stampato nel 2012 da Bandecchi & Vivaldi

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    Raccourci des histoires paralleles de la Corse et de la Sardaigne

    12.00

    P. Audibert

     

    Raro libro del 1972 in lingua francese che, delinea la “storia parallela” di Corsica e Sardegna, a partire dall’età antica, fino al secondo conflitto mondiale

    Brossura, 11.5 x 18 cm. pag. 206

    Testo in lingua francese

    Stampato nel 1972 da Les Presses Universelles

    Condizioni del libro: usato in buone condizioni. Piccola imperfezione nella copertina in alto a destra

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    Rapidum – La Cohors II Sardorum ai confini dell’impero

    20.00

    Una coorte di sardi impegnata in Africa settentrionale in una missione dai tratti oscuri. Una rivolta di mauri dove operano personaggi legati a manovre di palazzo.
    Il romanzo storico Rapidum comincia con un intrigo inestricabile sullo sfondo dei primi anni del principato dell’imperatore Adriano. Il sardo Ursario combatte con i ribelli mauri, ma conserva un segreto inconfessabile. Per catturarlo si muovono due agenti, un karalitano e un turritano, inviati dal generale Marcio Turbone, comandante delle armate romane. La verità che emergerà sarà terribile. Ma la storia prosegue quando, su ordine di Adriano, un’unità militare specializzata, la Cohors II Sardorum, costruirà un forte, estremo baluardo dei confini meridionali dell’impero. Si chiamerà Rapidum. Attorno a questa fortezza nascerà un villaggio, che diventerà municipio romano. In quei luoghi vivranno le storie e le vicende dei sardi, combattenti capaci anche di difficili mediazioni, in un’Africa settentrionale sempre agitata da ribellioni. Il romanzo si muove tra azione e avventura, ma è immerso in una cornice di riferimenti storici accurati dai quali emerge anche la situazione della Sardegna dove operano proconsoli, militari, agenti frumentarii, magistrati, soldati e schiavi. Un’isola, attraversata da strade che collegano importanti città, in perenne equilibrio tra costante resistenziale e integrazione in un impero che la sfrutta per la produzione di grano e di metalli, e la utilizza come terra d’esilio.

    Rilegato, 16 x 21,5 cm. pag. 304

    Stampato nel 2015 da Condaghes

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    Resorzas. Il coltello artigianale in Sardegna

    19.90

    Giulio Concu

    “Resorzas” è un volume essenzialmente fotografico sui coltelli tradizionali sardi – strettamente a serramanico, da tenere distinti da quelli a lama fissa e custoditi come cosa sacra – che non intende essere uno studio per specialisti del settore; piuttosto, con l’uso di un linguaggio testuale e iconografico essenziale ma meticoloso, ha come scopo di raggiungere il profano, di far appassionare alla materia anche chi considera il coltello un puro strumento funzionale e non, come questi, un’opera d’arte. Il libro cerca di promuovere le creazioni degli odierni coltellinai, cioè quelle lame forgiate manualmente che presentano caratteristiche attestate in fogge ben definite e riconosciute in tutto il mondo.

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    RSI. Il fascismo clandestino e l’epurazione in Sardegna 1943-1946

    25.00

    In quest’ultimo suo libro, Abis porta alla luce del pubblico la storia nascosta delle migliaia di Sardi che si trovarono in Sardegna bloccati dall’occupazione angloamericana e dal governo di Badoglio, ma si organizzarono spontaneamente per combattere, in ogni modo possibile, l’invasore e per tenere fede ai propri ideali patriottici e fascisti: una storia fatta di tanti piccoli episodi, simili nell’estrinsecazione, ma slegati fra loro perché nati per germinazione spontanea e contemporanea in quanto sorti tutti in reazione all’”invasione” straniera. Non si può dimenticare che il rapporto tra popolazione isolana e forze tedesche stazionate nell’isola, fu di mutuo e reciproco rispetto. In Sardegna si è potuto rilevare una partecipazione più alta di militari in servizio, di quanto non sia accaduto in altre zone dell’Italia invasa, ma non per questo è stata trascurabile l’attività clandestina dei civili, che ha interessato tutte le province della Sardegna, in maniera appassionata e costruttiva. La reazione dei militari, però, non sfociò in atti di aperta ribellione perché Mussolini volle risparmiare alla popolazione civile le rappresaglie, che inevitabilmente ne sarebbero seguite.

    Brossura, 14 x 21 cm. pag. 193

    Stampato da Giorgio Ariu Editore

    Condizioni del libro: nuovo

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    Sanluri 1409 – La battaglia per la libertà della Sardegna

    18.00

    Il 30 giugno 1409 due eserciti si affrontano nelle campagne di Sanluri, non lontano da Cagliari. Da un lato quello di una delle grandi potenze mediterranee dell’epoca, la Corona d’Aragona, dall’altro l’esercito del popolo sardo, della nació sardesca, che ha avuto l’ardire di impadronirsi quasi interamente del cosiddetto “regno di Sardegna”. Dopo un lungo oblio, a distanza di seicento anni, quella battaglia è divenuta un simbolo della libertà cercata e perduta dai sardi. Ma fu davvero uno scontro decisivo? Come avvenne? Chi furono i suoi protagonisti? Furono all’altezza dei ruoli e del momento? E ancora, quale contesto ideologico e politico fa da sfondo a sa Battalla? Cosa portò la nazione sarda a riconoscersi e a essere riconosciuta come tale, anche attraverso l’Albero verde su sfondo bianco della sua bandiera? Cosa invece la rese debole nel momento dello scontro? Fu veramente l'”exterminio” celebrato dai catalano-aragonesi a far entrare in crisi le strutture del regno di Arborea, l’istituzione guida della republicha sardischa? E quale fu l’eco di quell’avvenimento ancor oggi oscuro a molti? I saggi raccolti nel libro aiutano a dare alcune risposte a questi quesiti.

    Brossura, 14 x 21 cm. pag. 174

    Stampato nel 2019 da Arkadia

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    Sardegna – L’alba di una civiltà

    18.00

    Dopo l’invenzione della scrittura, l’uomo ci ha lasciato tantissimi documenti, le cosiddette fonti letterarie, leggerli significa ascoltare le parole che vengono da un passato piuttosto recente se rapportato a quanto abbiamo “ereditato”, invece, dagli uomini che per primi abitarono la terra. Di essi, della loro civiltà, abbiamo soprattutto fonti iconografiche – pitture o incisioni in grotta, statuine della Dea Madre, vasellame decorato, graffiti su ciottoli – ma anche resti di pasti, utensili e stoviglie, ruderi dei primi ricoveri in pietra, corredi funerari, relitti affondati lungo le coste e tanto, tanto altro. Con tutte queste fonti, ogni archeologo ha dovuto confrontarsi nel tentativo di ricostruire al meglio la quotidianità di un popolo che diede vita ad una civiltà, quella sarda, tra le più antiche e più avanzate del bacino del Mediterraneo. Testimonianze poderose di tutto questo, tuttora fruibili dall’uomo contemporaneo, sono le domus de janas, i pozzi sacri, i nuraghi nonché i dolmen e i menhir sparsi su tutta l’isola.

    Brossura, 17 x 24 cm. pag. 128

    Stampato nel 2017 da Capone

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    Sardegna – L’isola dei nuraghi

    15.00

    Il nuraghe, originale costruzione megalitica, è il simbolo della Sardegna arcaica. Edificio suggestivo, che conserva tuttora il fascino dell’umanità più antica, non ha precedenti sulla faccia della terra. Alti, possenti, costruiti con grandi blocchi poligonali, a più piani, con corridoi e coperture a ogiva, e, quasi tutti, con coronamento sulla parte sommitale, i nuraghi impressionano quanti li osservano. Sono circa ottomila, alcuni in stato di conservazione sorprendente, altri, e sono purtroppo la maggior parte, in stato di desolante abbandono. I primi, i più antichi, risalgono al XVII sec. a. C., altri, i più recenti, all’inizio dell’Età del Ferro, X sec. a. C. L’imponenza e la tecnica costruttiva delle strutture ci ricordano le fortificazioni megalitiche di Tirinto, di Micene, di Hattusa, in Asia Minore, così come le grandi tombe a tholos dell’area egea e mediorientale. Furono gli architetti e le maestranze sarde ad “esportare” la tecnica costruttiva megalitica o ci furono intrecci culturali tra le diverse civiltà che, influenzandosi vicendevolmente, diedero vita alle monumentali costruzioni presenti in tutti i paesi che affacciano sul Mediterraneo?

    Brossura, 17 x 24 cm. pag. 125 illustrato con circa 104 foto a colori e 4 cartine

    Stampato nel 2012 da Capone Editore

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    Sardegna archeologica

    16.00

    La guida vuole accompagnare il lettore e turista alla scoperta dei luoghi che hanno visto nascere, fiorire e tramontare, la civiltà nuragica, attraverso l’analisi delle testimonianze architettoniche e artistiche presenti in Sardegna. Dal monumento simbolo, il nuraghe, alle tombe di giganti, passando per le varie tipologie di tempio; dai manufatti ceramici, tra cui spiccano le singolari “pintaderas”, alla grande statuaria in pietra, i “giganti” di Monti Prama, passando per la produzione metallurgica di piccole sculture in bronzo, “i bronzetti”. Ma per comprendere a fondo il carattere di questa civiltà, tra mito e realtà, tra credenze religiose e culto dei morti, non si può non dare uno sguardo a ciò che l’ha preceduta, la Sardegna prenuragica, e a ciò che l’ha seguita, la Sardegna fenicio-punica e romana. Completano la guida alcuni itinerari prettamente turistici, che hanno lo scopo di abbinare alla visione dei luoghi storici, turismo, relax e gastronomia.

    Brossura pag. 191 interamente illustrate

    Stampato nel 2010 da Mattioli

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    Sardegna nuragica

    15.00

    Giovanni Lilliu

    Con questo breve testo, ricco di illustrazioni, Giovanni Lilliu ripercorre le tappe evolutive fondamentali della civiltà nuragica. Il mondo dei nuraghi presentato nelle forme di insediamento nel territorio, nei caratteri propri dell’architettura, dell’arte, della religione, dell’economia, del comportamento sociale – si rivela quanto mai ricco, dinamico e articolato nello spazio e nel tempo.

     

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    Shardana e Sardegna – I popoli del mare, gli alleati del Nordafrica e la fine dei Grandi Regni (XV-XII secolo a.C.)

    60.00

    Al di là dell’incidenza di cause collaterali, crisi economiche, sociali etc., intorno alla fine del XIII e gli inizi del XII secolo a.C., i “Popoli del Mare” con la collaborazione dei popoli nordafricani, spazzarono via l’impero ittita, quello egizio e il regno di Micene, aprendo la strada a nuovi orizzonti, ad una nuova epoca nel Mediterraneo. Fin dall’Ottocento si cerca di dare una risposta soddisfacente alla domanda chi erano e quali tracce lasciarono queste genti marinare. Attraverso l’esame comparato degli elementi archeologici, dei testi antichi egizi e levantini e dei dati della letteratura classica, il nodo di questa problematica viene individuato dall’autore nell’identificazione degli Shardana, il primo popolo delle Isole in mezzo al Grande Verde (il Mediterraneo) a comparire nei testi egizi, con i Sardi protagonisti nell’Età del Bronzo della grande civiltà dei nuraghi.

    Brossura, 17 x 24 cm. pag. 1024 illustrato

    Stampato nel da Edizioni della Torre

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    Signorie territoriali nella Sardegna medievale – I Malaspina (secc. XIII-XIV)

    33.00

    Il volume esamina l’affermazione e lo sviluppo delle signorie territoriali in Sardegna tra XIII e XIV secolo attraverso l’esempio dei Malaspina, casato originario della Lunigiana, di cui vengono ricostruite le vicende politico-istituzionali, familiari e patrimoniali e analizzati gli elementi strutturali della signoria, mettendo in luce strategie e pratiche del potere, tra innovazione e continuità, sullo sfondo del rinnovato dinamismo economico-sociale che caratterizza l’isola durante il basso Medioevo. L’incastellamento malaspiniano incide sull’assetto economico-sociale e su quello insediativo, creando i presupposti per una signoria pervasiva in quanto anche inclusiva delle élites locali, le cui istanze, come quelle delle stesse comunità rurali e urbane, trovano accoglienza negli statuti e nei privilegi signorili.

    Brossura, 15 x 21 cm. pag. 311

    Stampato nel 2017 da Carocci

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    Sud Est. Tra sardismo e fascismo

    19.00

    Angelo Abis – Giuseppe Serra

    Un lavoro, quello di Angelo Abis e Giuseppe Serra, che ricostruisce l’intensa vita di una rivista, ma anche di tutta una fase politica e culturale del nostro Paese raccontata dalla tribuna sarda, che mai come in questa occasione, non si è rivelata un’isola ma una piazza ideale, un’agorà mediterranea nella quale si discuteva, si ragionava, si ricercava, si scriveva e si elaborava, in piena libertà.

    Brossura, 17 x 24 cm. pag. 264

    Stampato nel 2021 da Pagine

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